Nasce “GEJ” il Network per la giustizia Ambientale

SquareGEJsympFirst International Multidisciplinary Meeting, aimed at fostering dialogue and confrontation of theses and proposals on the subject of environmental justice.

Primo meeting internazionale e interdisciplinare per il dialogo e il confronto tra le tesi e le proposte in tema di giustizia ambientale. Incontro e scambio tra i diversi attori del cambiamento interessati alla difesa del Pianeta e della Salute Umana.


 

Global Environmental Justice Network

Milano 20 Luglio 2015 – Il progetto di network internazionale sulla Giustizia Ambientale (Environmetal Justice) prende spunto dall’esperienza maturata attraverso l’Accademia Internazionale di Scienze Ambientali di Venezia e i numerosi incontri accademici e pubblici nazionali e internazionali per la creazione di un Tribunale Penale internazionale sui Crimini Ambientali e sulla Salute Umana, presieduto dal giudice Antonino Abrami che ha fondato l’Associazione con il Premio Nobel per la Pace., l’argentino Adolfo Perez Esquivel.
Primo obiettivo del Network indire un Meeting Internazionale per il dialogo e confronto tra le tesi e le proposte in tema di Giustizia Ambientale.

Tra i promotori del Network il giornalista Martin Iglesias, Co-­fondatore e presidente dell’Osservatorio Informativo Indipendente Selvas.org per lo studio e diffusione di analisi sulle tematiche sociali e sui diritti umani e ambientali sul continente latinoamericano è un esperto media per associazioni e campagne no profit, componente del Comitato Scientifico e responsabile comunicazione dell’Accademia Internazionale di Scienze Ambientali (IAES) di Venezia. Ricopre attualmente anche il ruolo di Delegato Nazionale della Fondazione onlus Supranational Environmental Justice Foundation (SEJF). Inviato in Italia per testate estere, ha collaborato come autore di documentari internazionali per la Rai -­ Televisione Italiana, e ha scritto e condotto programmi radiofonici di intercultura. Co-­ideatore del Festival di Cinema Latinoamericano sull’Ambiente e Diritti Umani di Roma. Autore del libro “Sotto Pressione: il giornalismo in Colombia prigioniero di guerriglia, narcotrafFico, paramilitari e governo”. Ventennale esperienza nella direzione artistica in agenzie pubblicitarie e case editrici, è consulente dell’area comunicazione e marketing.

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“Manifesto” GEJ Network

Il diritto ad un ambiente sano è riconosciuto come il presupposto per il pieno godimento del diritto alla vita e rientra nell’ambito della categoria dei cosiddetti diritti umani di terza generazione. Tale diritto è costantemente minacciato dal verificarsi di disastri ambientali intenzionali, quali crimini contro l’umanità*. Questi non possono più configurarsi come singoli episodi ristretti entro i confini di una certa nazione, interessando spesso diversi paesi, così come è accaduto per Chernobyl, Bhopal o nei tanti e ripetuti disastri marini causati dal trasporto di petrolio. Queste considerazioni hanno convinto il consesso internazionale di scienziati e di uomini di governo che i problemi ambientali vanno affrontati con ottica sovranazionale e anche i confini di organizzazioni vaste e complesse come
l’Unione Europea evidenziano i limiti di un approccio troppo ristretto. Un esempio evidente è dato dalla difficoltà dell’applicazione del Protocollo di Kyoto in grandi ed importanti Paesi come, ad esempio, Stati Uniti e Cina.

Nel 2015 le Nazioni Unite avevano auspicato il raggiungimento degli Obiettivi di sviluppo del Millennio (Millennium Development Goals) impegnando tutti i 191 stati membri dell’ONU.
Tra questi target figura anche la Sostenibilità Ambientale attraverso la conservazione e la difesa delle risorse ambientali per garantire un futuro alle nuove generazioni. Purtroppo anche l’ultima Conferenza delle Nazioni Unite sullo Sviluppo Sostenibile, il Vertice della Terra, Rio+20 del 2012, ha mostrato le difficoltà nel tradurre in azioni concrete i migliori propositi prosponendo de facto una regolamentazione globale sulle regole e le responsabilità nei confronti di un ambiente sano.

Le Nazioni Unite auspicano una forte partecipazione di attori esterni quali organizzazioni della società civile, settore privato e delle imprese, mondo accademico e scienziati nella costruzione dell’Agenda ONU per lo Sviluppo Post-2015.

Da anni istituzioni internazionali ed europee, organizzazioni pubbliche e private, ONG e numerosi esponenti della società civile promuovono iniziative finalizzate alla creazione di una Corte Penale Internazionale dell’Ambiente e la Salute fondandosi sul principio che i problemi ambientali e le drammatiche conseguenze ad essi correlati esigano di essere affrontati con un ottica sovranazionale.

Link: http://gejnetwork.org